Spot school award premia la LUMSA Università di Roma.

Intervista a Fabiola Cinque, docente responsabile del corso.

Che cosa si aspetta un giovane al termine della propria fase di formazione didattica?

Fabiola Cinque con-Lorenzo-Marini-e-Massimiliano-LongoIl giudizio finale sul livello del suo apprendimento delle istituzioni, senz’altro. Ma molto di più una testimonianza dal mondo reale che il tempo impiegato nello studio è in sintonia con la realtà. Ecco perché la vittoria del Grand Prix 2013, al Concorso Spot School Award, Comune di Salerno, giunta alla sua XII edizione, una delle competizioni più importanti nell’ambito della pubblicità, riveste per le università e le scuole che vi hanno partecipato, un’importanza straordinaria.

In che cosa consiste la competizione? Numerose scuole hanno concorso con i propri migliori allievi per presentare progetti di comunicazione pubblicitaria pertinenti al tema e, ovviamente, efficaci. Il primo e secondo premio dell’edizione del 2013 sono stati vinti da due gruppi di studentesse dell’Università LUMSA. Ed il gruppo di studentesse che ha vinto il primo premio si è aggiudicato il pass e la partecipazione al Festival Internazionale della Creatività di Cannes con una settimana di ospitalità.

Abbiamo intervistato la loro docente di cattedra di “Teorie e Tecniche della Pubblicità”, Fabiola Cinque, chiedendole il segreto di un exploit didattico che ha dimostrato la possibilità di un fecondo dialogo tra Università e mondo professionale.

Quali sono stati, secondo lei, i presupposti per il successo delle sue allieve?

F.C. Io credo fermamente in una sinergia vera con il mondo dei fatti. È importantissimo che i ragazzi, quando studiano, abbiano sempre la sensazione di assimilare concetti che provengano da problemi reali. La fusione tra aspetto teorico e approccio pragmatico è la chiave di volta per affinare menti giovani nel difficile compito di trovare un posto nel mondo del lavoro. Soprattutto nell’ambito della comunicazione e della pubblicità.

Qual è lo scopo principale dei suoi corsi?

F.C. Abituare i giovani ad essere creativi senza mai dimenticarsi che ogni progetto deve appoggiarsi a qualcosa di solido. L’utopia, cioè l’impossibile, deve poter diventare un progetto praticabile. Ecco perché chi agisce nell’ambito della pubblicità deve saper seguire i propri sogni, ma nello stesso tempo deve creare le condizioni affinché le sue intuizioni possano diventare qualcosa di condivisibile con gli altri. Altrimenti i presupposti fondamentali della comunicazione non possono produrre gli effetti auspicati.

Ma secondo lei, perché le sue allieve hanno vinto?

F.C. Guardi, il progetto che hanno portato a termine era estremamente complesso. Configurare uno spot pubblicitario per combattere la SLA rappresenta una sfida creativa difficile anche per il professionista più affermato. Entrano in gioco dimensioni etiche della comunicazione che non si possono sottovalutare. Unire l’etica con la bellezza e con la giustezza del messaggio ha rappresentato una sfida che le mie giovani allieve hanno saputo dominare. È stato un momento di grande soddisfazione aver avuto la conferma che al di là delle teorie e dei concetti che come docenti abbiamo tentato di trasmettergli, è maturato in loro ciò che sopra ho definito “etica della comunicazione” fondamentale in quello che sarà il loro mestiere.

 

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